Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/154

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capitolo xii. 151

dando la coda andò buon pezzo qua e là a salti, finchè, veduto che da quel luogo non era uscita, si fermò aggirando l’occhio sanguigno con sospetto, e spargendo colle zampe davanti l’arena.

In quel mentre i visi e gli occhi di tutti si volsero verso un angolo della piazza al rumore cagionato dalla rissa di due uomini, della quale non si conosceva la cagione. Per farla nota al lettore ci conviene tornare alle donne di S. Orsola per un momento.

La sera, in cui Fieramosca annunziò loro ch’era stabilito il combattimento contra i Francesi, Ginevra non fu la sola che tremasse all’idea del pericolo cui egli si doveva esporre. Zoraide anch’essa ne rimase atterrita. Una natura altera ed animosa va spesso unita a cuore di difficile accesso; ma se alfine pur vi entra amore, quanta rovina! Essa non conobbe pace, nè riposo, nè sonno da quella sera. Passava i giorni sempre in un sol pensiero, sempre aggirandosi colla mente nelle medesime idee senza poter lasciarle, e neppur materialmente occuparsi di cosa alcuna di seguito; soltanto, ma per brevi momenti, sedeva al telaio lavorando ai ricami del mantello destinato ad Ettore, e, tosto alzandosi, passava le ore o seduta al balcone, e, senza che la sua mente v’avesse parte, veniva svellendo i pampini o le frondi che vi facean ombra, o talvolta usciva sollecita, come dovendo far cosa che molto importasse, e poi, quasi dimentica di sè, andava allentando il passo e si fermava cogli occhi volti al suolo sempre cercando esser sola, e fuggendo più di tutto gli sguardi della sua amica, che ogni momento le pareva dovesse scoprire ciò che più d’ogni altra cosa bramava tener segreto.

Ginevra per parte sua non era meno agitata di lei; e forse i contrasti ch’ella soffriva avevano cagioni anche più potenti e vaste. L’affetto ch’essa provava pel giovane italiano, prodotto e nutrito da una intrinsichez-