Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/41

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Capitolo III.


La rôcca di Barletta occupata da Consalvo e da parecchi capi di quell’esercito era posta fra la piazza maggiore della terra ed il mare. Nelle case all’intorno eransi allogati a mano a mano tutti gli ufficiali spagnuoli ed italiani col loro seguito; e fra questi, in una delle migliori abitazioni, i fratelli Prospero e Fabrizio Colonna, facevan dimora col sontuoso traino di scudieri, famigli e cavalli, che ad una tanta casa si conveniva. Ettore Fieramosca era loro carissimo sovra ogn’altro per mille suoi pregi, e se lo tenevano qual figlio avendolo accomodato d’una casetta che era presso la marina attigua alle loro stanze, la quale agiatamente poteva contener lui ed i servi coi cavalli e le bagaglie. La camera più alta della casa, ove solea dormire, avea le finestre volte a levante.

Era l’indomani della cena: il primo chiarore dell’alba faceva appena all’orizzonte distinguere dal cielo la bruna linea del mare, quando il giovane Fieramosca, lasciato il letto ove non sempre trovava sonni tranquilli, uscì su un terrazzo, a’ piedi del quale venivano a batter l’onde leggermente agitate dal fresco venticello della mattina.

— Poveri abitanti del settentrione! Non sapete quanto valga quest’ora sotto un bel cielo del mezzogiorno, in riva al mare, mentre la natura è ancora tutta nel sonno, e questo silenzio viene appena interrotto dal sordo gorgoglio dell’onda che al pari del pensiero, non ebbe mai riposo dal dì che fu creata, nè l’avrà finchè più non sia. Chi non s’è trovato solo a quest’ora, chi non ha sentito svento-