Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/162

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140 viii. dagli arabi agli europei

molti Franchi, trovando la moglie a letto con un altro, neanche si arrabbiano.

Il commercio offre certamente molte occasioni di scambi culturali. Le maggiori città marinare italiane, ad esempio, detengono il monopolio nei rapporti commerciali con i principali porti arabi e bizantini. In ogni porto dispongono di fondachi (depositi) gestiti da addetti che vi risiedono a lungo. Indubbiamente, insieme alle merci viaggiano le persone e le idee. Avicenna, fanciullo, dispone dei migliori maestri in ogni disciplina, ma preferisce imparare l’aritmetica andando da un mercante che usa i metodi indiani. Il padre di Leonardo Pisano o Fibonacci dirige l’ufficio doganale di Bugia (Algeria) per conto dell’Ordine dei mercanti pisani. Conduce il figlio con sé e gli dà un maestro arabo che gli insegna i metodi indiani. Leonardo, a sua volta, viaggiando per tutto il Mediterraneo come mercante, approfondisce la matematica araba. Dopo di che “tornoe a Pisa e rechò i numeri arabichi e l’aritmetica e ne compose un libro” (16a): il Liber Abbaci (1202). Quest’opera inizia con la presentazione delle nove figure indiane .987654321. e del segno 0, che gli Arabi chiamano zephirum, quindi passa ad illustrare argomenti di algebra che tengono banco per almeno tre secoli.

Nel 773 giunge a Baghdad un dotto indiano esperto in astronomia e in aritmetica, profondo conoscitore del Siddhanta e di altri testi. La traduzione di questi libri e dell’Almagesto di Tolomeo stimola lo sviluppo dell’astronomia araba, dalla quale abbiamo ereditato molti termini specifici della disciplina. Mohammed ibn Musa al-Khuwarizmi (780-850), cioè “Maometto figlio di Mosè nato in Coresmia”, astronomo e matematico, scrive due trattati attraverso i quali la matematica “indiana” si diffonde nel mondo arabo. Uno è pervenuto in traduzione latina col titolo De numero indorum; l’altro è intitolato Hisab al-giabr ua’l-muqabala (Calcolo dell’integrazione e dell’equazione) ed è