Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/247

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6. LA PROGRAMMABILITÀ 225

sciuta complessità non può che essere un’accresciuta capacità di comprensione ottenibile anche attraverso una maggiore capacità di elaborazione matematica.

Nel 1931 Vannevar Bush costruisce all’MIT il primo grande calcolatore analogico moderno. Questo tipo di macchine, però, si diffonde poco: alcuni anni più tardi compaiono i calcolatori digitali; e il governo degli Stati Uniti, attraverso le sue forze armate, e le ditte cointeressate alla ricerca decidono di gettare tutte le loro risorse sulla seconda impostazione.

Questa scelta fondamentale, che ha avuto un’influenza determinante sulla successiva storia dell’umanità, non è riportabile al giudizio popolare o a quello dei politici del momento: i necessari passi chiave, infatti, furono compiuti dai vertici delle forze armate e da alcune ditte statunitensi.

Gli strumenti di elaborazione precedenti a questa grande rivoluzione erano essenzialmente supporti capaci di memorizzare in vario modo le fasi dell’attività di calcolo, e di facilitarne i diversi aspetti; l’operatore rimaneva comunque colui che determinava la sequenza delle operazioni.

Le macchine matematiche successive, che sono la maggiore richiesta di potere di elaborazione, sono passate, all’inizio, per una fase che le vedeva in grado di eseguire autonomamente calcoli, anche complessi, e ora si affacciano a un livello di “capacità” superiore. Stanno per essere meccanizzate delle sequenze programmabili di calcoli.


6. La programmabilità

Il periodo cruciale per la nostra storia è la seconda guerra mondiale, quando i contendenti danno il massimo per realizzare strumenti che eseguano in maniera rapida ed efficace i calcoli richiesti dallo sforzo bellico: calcolo delle traiettorie di proiettili di vario tipo,