Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/19

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vento, pioggia e chiacchiere 9


«Mio marito non mi abbada.

Ella aveva una voce un po’ grave ma dolcissima, un accento d’indifferenza molle, come di chi riposa ne’ propri pensieri e, richiamatone un momento, risponde distratto, a fior di labbro, per non guastarne la trama, per riposarvisi ancora.

«Giusto quello! disse la contessa.

«Oh che contrattempo, Elena! C’è qui la mamma!» esclamò l’amabile Perlotti, comparendo alle spalle di quest’ultima. «Io che venivo a farvi la corte!

La giovane signora alzò gli occhi al cielo.

«Va là, Elena, va là» insisteva sua madre.

«Poveretta, la si secca, e che torto! osservò Perlotti carezzevole, quasi flebile.

«C’è bene Sofia di là» disse la baronessa.

«Mia moglie? Sì, ma non è mica padrona di casa, lei.

«Neppur io.

Con questa risposta data un po’ sdegnosamente, la baronessa Elena si alzò, e andò a raggiungere gli ospiti.

«Ho paura, cara Tarquinia, che vi tocchi alloggiarli qui tutti stanotte» disse Perlotti all’orecchio della contessa, appoggiando leggermente le mani alle braccia di lei, bella donna ancora e molto elegante.

«Signore, non ci mancherebbe altro! Mi sono tutti tanto cari, ma vengono un paio di volte alla stagione, e signor sì che hanno da capitare stasera!

«Me mi metterete con quella biondina, quella Zireseta, Ziresèla, cos’è, quella biondina piccolina.

«Scempio!» disse la contessa, voltando il viso ridente. «Vado da Lao.

E andò via, seguita da una sghignazzata di Perlotti.

Si fermò in fondo alla sala, sulla porta che mette allo scalone del primo piano.