Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/20

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«Finalmente!» diss’ella. «Come lo hai trovato?»

Una voce virile rispose:

«Triste.

«Che novità mi conti! Il suo male è tutto lì, perchè lui mangia, perchè lui dorme, perchè lui passa le ore con le ore a leggere e suonare. Questi dolori ci saranno, io non dico, ma anche lui si ascolta molto. Il medico dice che bisogna distrarlo. Andiamo avanti, e come si fa con quella eterna luna? E poi se tu sapessi, caro te, quanta voglia posso avere di distrarre gli altri! Se tu sapessi i fastidi che ho, e la fatica che faccio a mandarli giù!

«Fastidi, zia?...

La contessa tacque un poco, si morse le labbra, soffocò un singulto.

«Niente, niente» rispose nervosamente, battendo le palpebre sugli occhi che luccicavano. «Non andrai mica via subito con questo tempo? Bravo, fammi un po’ di corte a quelle signore.

Ella salì lo scalone e il suo interlocutore entrò in sala, mentre le signore tornavano dallo spettacolo del temporale ai canapè fronteggiantisi con le loro ali di sedie vuote, fra il biliardo e la porta di ponente. La baronessa Elena fe’ un giro per passargli vicino, gli disse sottovoce:

«Grazie, sai, Daniele, che hai fatto tanta compagnia allo zio.

Cortis le strinse la mano, senza parlare. Elena lo guardò meglio, trasalì.

«Che c’è?» diss’ella.

«Una cosa grave» rispose quegli,

«Oh, ecco il nostro signor candidato!» esclamò il barone. «Questi bravi signori vogliono sapere se abbaierete a Tunisi e se morderete i ministri.