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e ha tanta paura di passar per poco pratico, e, sopra tutto, di perder l’ora del pranzo e la pace della digestione! Siamo, in fondo, un popolo di droghieri. Ecco quello che tocca a me, per esempio. Per maturare le idee, bisogna metterle al sole. Alla Camera ce n’è troppo poco. Ci vuole un giornale. Mi occorre assolutamente un giornale e non puoi credere quanto mi costi metterlo in piedi, benchè molti, anche miei colleghi, consentano meco a parole. Quando si tratta di fare, tutti sono linci per le difficoltà: il paese non è preparato, il momento non è buono, il mio programma di politica interna non si può attuare se non con Trento e l’Istria in tasca, e di ciò non deve parlarsi. Tu rispondi che appunto il paese bisogna prepararlo, che al momento buono bisogna trovarsi a posto e che, se tutto dipende da un gran successo di politica estera e dal ministero che l’otterrà, bisogna incominciare dal combattere questo che c’è ora. E allora cosa ti si replica? Niente di chiaro, ma si capisce che un droghiere non vuol seccarsi, un altro non vuol arrischiare i suoi danari, un terzo ha paura degli amici, un quarto degli elettori, un quinto, anzi una folla di droghieri, trema di passare per clericale. Riuscirò malgrado tutto, ma mi ci vuole una energia, e una certa perseveranza. E ora lasciamo questi fastidi.

Sei stata malata, dici, più che io non creda. E perchè macchiare la coscienza del troppo docile dottor Antonio? Comprendo abbastanza che tu ne abbia fatto mistero con tua madre; ma con me? E come posso ora io credere al tuo guarisco?

Tanti saluti di Clenezzi. Ho saputo iersera che adora la musica più ancora del vino d’Albano e di