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a passi difficili 205


La contessa Tarquinia si pose ad alitare affannosamente, mordendosi il labbro inferiore e battendo le palpebre come se quell’idea di andar lei a cercar suo genero, dopo toccatene tante ingiurie, le movesse su dal cuore delle lagrime di rabbia.

Elena non aveva mai aperto bocca. Seduta in faccia a sua madre, non pareva nemmeno aver fatto attenzione al lungo discorso di lei, guardava nel vuoto con gli occhi spenti, immobili.

«Che data» disse Cortis dopo aver pensato alquanto «che data aveva la lettera?

«Quale?

«Quella di tuo genero, l’ultima.

La contessa non se ne ricordava; guardò sua figlia.

«Elena» diss’ella, «mi fai piacere? Questa lettera?

«L’hai tu, mamma» rispose Elena dolcemente. Un subito rossore le corse sul viso. Non avea pensato, nel rispondere, che ora rimarrebbe probabilmente sola con lui.

«Non mi pare» rispose la contessa, alzandosi, «ma guarderò.

Appena colei fu entrata nella sua camera, Elena stese la mano a Cortis, che l’afferrò con ambo le proprie. Gli occhi le si velarono, le labbra dissero piano piano:

«Perdonami.

«Oh!» diss’egli. «Ma perchè?...

Elena gli lesse in viso le parole imminenti; era il perchè delle sue freddezze, del suo lungo silenzio che egli voleva sapere. Lo interruppe subito:

«No, no, non è questo che devi perdonarmi. È un’altra cosa. Bisogna che ti parli; in un altro momento!

Parve che l’uscio della contessa Tarquinia si aprisse: