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occulto dramma 317


«Perchè troppa?» chiese Cortis.

«Perchè si dimentica troppo, qui, si è troppo fuori del nostro mondo, non si pensa più che bisogna starci anche se ci si sta male. Si diventa molli, inerti. No?

Cortis raccolse un sassolino, lo gettò nell’acqua che diede una piccola voce dolente, stette a guardar le ondicelle che si allargavano in giro sino a toccar la riva.

«Per me, no» diss’egli. «Per me son beato di esser fuori del mio mondo, e voglio starne fuori ancora.

«Oh no, no, Daniele, mi fai male quando dici così.

Lo si sentiva, che le faceva male, nell’accento accorato; lo si vedeva negli occhi grandi che si volsero a lui, lo guardarono prima con tristezza quieta, poi, improvvisamente, con passione.

Cortis le prese una mano ch’ella gli abbandonò.

«Perchè?» diss’egli teneramente. «Perchè ti faccio male? Non voglio mica seppellirmi nell’accidia, lo sai bene. In politica, almeno per ora, colle mie idee, sono fuori di posto. Sono nato trenta o quarant’anni troppo presto. Dico per la politica militante. Ma c’è la scienza, c’è il libro. Non le abbandono mica, le mie idee. Solamente vedo che il nostro paese non è ancora maturo per esse e sarà molto bene che qualcuno aiuti a maturarlo facendogliele conoscere queste idee, discutendole bene nella teoria, prima di tentare la pratica. Io starò qui, studierò, scriverò, viaggerò anche; mi sarà necessario. E quello che scriverò lo discuteremo insieme, non è vero? Perchè spero che ci passerai molto tempo a Passo di Rovese?