Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/53

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le idee di daniele cortis 43


Grigiolo buttò via la penna.

«La scusi» esclamò «ma come vuole che faccia?

Non ne poteva più.

Cortis si asciugò la fronte senza parlare, sedette sul canapè, e dettò da capo, tranquillamente, sino alla frase interrotta, la chiuse così «nè polso che tremi.

«Io scrivo» osservò l’onesto Grigiolo «ma non controfirmo mica, sa.

«Naturale» rispose Cortis ridendo «Ci sono molti in Italia che vorrebbero fare lo stesso, mettere fuori queste idee senza firmarle. Ci vorrà uno che firmi per tutti. Concludiamo.

«Volentieri.

«Allora scriva. Credi pure che queste idee non mi servono ad ammollire i preti del mio collegio, quattro quinti dei quali mi combattono, mentre l’altro quinto sta a vedere.

«Vero, questo!» osservò il segretario scrivendo. «Sacrosanto!

«Perchè sanno che io li ho sempre trattati da ciechi e da ignoranti quanti sono; e sanno che io, cattolico...

«Se la stampassimo, eh, questa lettera!» disse Grigiolo, scrivendo.

«Crede che avrei paura? Lo dirò alla Camera, coram hominibus. Voglio vedere in faccia questi forti pensatori che si burleranno di me. Scriva dunque. Sanno che io, cattolico, se diventassi ministro, sarei capace di costringerli a studiare, con una legge di maggio, qualche cosa di più che Summa contra gentes. Vuol avere la bontà di rileggere?

Grigiolo rilesse.

«La chiusa la farò io» disse Cortis. «Dunque, cosa le pare?