Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/65

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

57


più se none a grucce con grande fatica. — E sono da uno anno in qua molto peggiorato, e così ragionevolmente penso peggiore più l’uno di che l’altro per la vecchia 1 e per la grande infirmità. E convienmi al presente torre una fante che mi governi, ch’io non mi posso oggimai più ajutare. — La Lettura dello studio, la quale mi fu data a dì 28 di giugno nel 1424 per 3 anni, è finita in questo anno 1427, sicchè non arò più quello sussidio dal Comune. - Χρο v’allumini del vero lume, e menivi per la via de la verità»2.

Assai poco è da dire degli altri professori toscani di matematica indicati di sopra; chè nulla trovo, oltre l’indicazione del nome loro, intorno a Domenico Vajajo e a Maestro Luca, il quale credo essere persona ben diversa da Frate Luca Paciolo di Borgo San Sepolcro, che studiò a Venezia, e poi fecesi francescano. Ma se anche fosse l’identica persona, gli scrittori dì Pratiche Aritmetiche che lo citano sembra, per ragione di tempo, non potersi riferire che a’ primi suoi lavori giovanili. E di M.o Grazia, Agostiniano, basta dire che in que’ tempi fu avuto in conto di perfetto Aritmetico; il che volea dire Matematico, essendo che, per adoprare le parole d’uno di quegli antichi: «Ogni autore del quale si truova alcuno trattato d’arismetrica, si truova ancora di quello trattato di Geometria»3. Pare poi che il M.o Grazia attendesse più alla Geometria che ad altro, leggendosi in altro antico trattatista, o forse



  1. Vecchiaja.
  2. Boncompagni, Op. cit. pag. 148 e seg.
  3. Cod. dell’ I. R. Bibl. Patatina di Firenze segnato E. 5, 5, 18 intitolato Trattato di pratica di Geometria secondo L. pisano e molti altri.