Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/114

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— L’avverto — gridò il delegato — che a giorni vien l’ispettore!

Il prete rispose con voce stentorea: — Siamo pronti!

E richiuse.


RIAPPARIZIONE D’UN AMICO.


Il maestro ebbe poco dopo il piacere di riveder l’onesta faccia del suo ispettore di Garasco, e di esperimentare per la prima volta, che fu pur troppo anche l’ultima, quale vantaggio derivi a un insegnante elementare dalla stabilità d’un buon ispettore, col quale può di volta in volta affiatarsi meglio, conoscendolo e facendosi conoscere, e osservare con lui, da un anno all’altro, gli effetti del proprio metodo, e parlare anche con fiducia dei suoi interessi più delicati. Quando lo vide affacciarsi alla scuola, gli corse incontro come a un amico.

Quegli, appena entrato, gli domandò sorridendo: — Ebbene, come va il nuovo metodo?

Gli poteva rispondere che andava bene, e lo disse; ma accennò pure ai sacrifizi che gli costava. Era riuscito, secondo i suoi consigli, a plasmare il maestro esteriore, e questo compiva il proprio ufficio con buon frutto; ma l’interiore strepitava e si ribellava, scontento del fatto suo.

L’ispettore rispose che era bene così. Siccome il maestro non capiva, soggiunse: — Se il maestro interiore fosse rassegnato, lei non sarebbe più un buon maestro, perchè non amerebbe più abbastanza i suoi ragazzi. —

E gli accennò che n’avrebbero riparlato. La sua visita fu breve. Dopo alcune interrogazioni, fece l’elogio del Ratti, in presenza del sindaco, il quale rimase freddo, ma guardando in giro per le pareti con tanta insistenza, che finì per tirarsi dietro anche gli sguardi dell’ispettore, e allora questi chiuse il periodo dicendo: — .... in questo gioiello di scuola, che fa veramente onore all’amministrazione comunale, — e a quelle parole l’altro si rasserenò e aggiunse per il maestro una buona parola.