Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/271

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In un’isola 9

gazza alla sua volta, per pigliar tempo a rispondere, arrossendo leggermente. Poi disse con vivezza: — Oh bella! Perchè ci fa troppo caldo. Ah! tu non hai una idea di quell’estate! Dei calori da zona torrida, delle giornate che ti manca il respiro e ti va via la testa. E poi l’acqua cattiva. Del resto, tu sai, io ho bisogno di cambiare. Ed anche... ero troppo sola. Ma tu, come ti trovi a Altarana? — E, fissandolo, ripetè la domanda di prima: — E di dove vieni ora?

Il maestro le assicurò che aveva detto la verità, e tornò all’assalto, guardandola negli occhi, con un sorriso: — Ma ti sei proprio licenziata per il caldo?... Ci dev’essere sotto qualche cos’altro.

Di nuovo le sbocciarono due fiori rossi sulle sommità delle guancie; ma disparvero subito. — Non c’è sotto nulla, — rispose, col viso serio; — ma tu, come ti trovi ad Altarana?

E questa volta il maestro dovette e potè rispondere, e raccontò una parte della sua storia, seguitando a andare in su e in giù per il corso Palestro; seccato però, a quando a quando, dallo sguardo curioso dei passanti, nel quale appariva quel discernimento fine che ha la gente d’ogni età e d’ogni condizione a riconoscer per la via due giovani di sesso diverso non legati nè da matrimonio nè da parentela strettissima; forse da quell’ombra di suggezione che mostran sempre d’avere del pubblico, non foss’altro che pel sospetto d’esser sospettati. Ma ai passanti non badava la cugina, che stava tutta intenta alle sue parole, forse anche per correggere la impressione non tutta favorevole che le pareva d’avergli fatta col principio e con la fine del suo discorso. E per correggerla affatto mise nelle parole di commiato l’espressione schietta della sua natura. — Ricordati di me, — gli disse. — Sono un cervello un po’, come dicono, svolazzatoio.... forse perchè ho perduto troppo presto mia madre. Ma... son buona. E poi, sono la tua unica parente grande.... Ho un po’ di diritto a essere benvoluta. — E gli porse tutt’e due le mani, guardando all’intorno in atto di sfida.

Il maestro le domandò dove stava.

Rispose che stava da un’amica, e soggiunse con un bel sorriso, un po’ triste: — Tu sai... le maestre sono