Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/35

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Le prime lezioni 27

bene che non escon maestri fatti dalla Scuola normale, che tutti hanno bisogno di perfezionarsi con una lunga esperienza; ma rimase maravigliato che ci fossero tanti intoppi impreveduti, e tanti altri tanto più gravi di quello che se li era ideati. Intanto riconobbe subito che per farsi capire dai più piccoli, gli bisognava parlar con loro in dialetto; per il che, durante una buona parte della lezione, i più grandi non imparavano da lui un’acca di lingua. La scuola formata di due classi gli rendeva doppiamente faticoso, e proficuo per metà, l’insegnamento, e faticoso tre volte di più il mantener la disciplina, perchè mentre parlava ad una classe, l’altra si divagava, e la divagazione di questa turbava quella. E quanto alla 1a egli esperimentava con rammarico la verità di quello che aveva appreso alla Scuola: che fosse la più difficile di tutte, appunto per la difficoltà delicatissima del farsi comprendere; tanto che cominciò a temere d’essere di quelli, che, pure avendo eccellenti attitudini a far la 3a e la 4a non riescono mai a far neanche mediocremente la 1a; alla quale altri, di minore ingegno, paiono chiamati dalla natura. Il riprendere, com’era sua tendenza, ragionando pacatamente, a fine di persuadere l’alunno del suo torto, e di arrivargli al cuore per via della ragione, l’obbligava a un’interruzione dell’insegnamento per tutti, dopo la quale gli toccava di fare altri rimproveri per riottenere l’attenzione. Oltre di che gli occorse di riconoscere come fosse tutt’altro che insensata l’idea che aveva inteso esprimere dal suo professore di pedagogia, della necessità d’una scuola a parte per i ragazzi d’intelligenza inferiore; alcuni dei quali, benchè animati della miglior volontà, lo costringevano a ripetizioni interminabili, non solo superflue agli altri, ma gravemente dannose al buon andamento della scuola. E si trovava ogni momento, coi più piccoli, davanti a casi d’ignoranza così madornale delle cose più elementari della vita, che gli toccava di perdere un tempo prezioso a compiere, per dir così, la creatura umana, prima di mettersi a istradar lo scolaro. E avrebbe voluto, per poter dare un’educazione individuale, seguendo i precetti del suo professore, studiar il carattere dei più grandi; e cominciò infatti, a prender note sur un quaderno, dove aveva segnato in capo a tante colonnine: complessione, intelligenza,