Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/36

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28 Garasco

raziocinio, sentimento, volontà, ecc. Ma che impresa disperata gli apparve fin da principio! Quasi tutti pareva che per diffidenza istintiva cercassero di nascondere l’animo proprio, in tutti era qualche cosa di chiuso e di restìo, gli riescivan tutti eguali. Nè intorno alle loro famiglie gli veniva fatto di scoprir di più: quando una domanda usciva dal cerchio delle cose di scuola, non gli davan più risposta. E oltre a tutto questo, incontrava difficoltà inaspettate anche nella tecnica dell’insegnamento: nel definire in modo intelligibile le cose più semplici, nel rispondere alle interrogazioni improvvise di tre o quattro perspicaci e curiosi sul significato di certi vocaboli, nell’alternare gl’insegnamenti diversi senza dar luogo a disordine, nel condurre il dialogo in modo da tener desta l’attenzione e da non perdere tempo. Tutto faceva; ma tutto gli riusciva più stentato e men chiaro, e gli dava minor frutto di quello che si fosse aspettato. Ed anche provava quel senso molesto, che tutti provan più o meno, da principio, i nuovi maestri, e che in alcuni dura lungo tempo, una certa suggezione inquieta di tutti quegli occhi fissi nei suoi, somigliante a quella che risentono gli ufficiali appena promossi la prima volta che vanno davanti al plotone: una specie di pudore di novizi, derivante in parte dal sospetto che i subordinati stiano aspettando degli errori d’inesperienza o indovinino la peritanza o la vergogna dell’esordiente. Quante cose aveva ancora da imparare e da provare! Quanto poco gli rimaneva di immediatamente utile di tutto quell’ammasso confuso di roba che aveva ingoiato alla Scuola normale!