Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/368

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106 Camina

Questa era diventata in lui una vera monomania. Egli era un esempio curioso dell’effetto che la propaganda giornalistica, sia pur sacrosanta, fatta in favore d’una classe sociale, produce su certi individui di questa: che è d’accenderli a poco a poco d’un certo orgoglio, per dir così, collettivo e entusiastico, pel quale finiscono a attribuire ciascuno a sè solo l’importanza della classe intera, e scordando di non essere che una delle centomila ruote della macchina, si considerano come la macchina stessa. Così il maestro Reale, nel concetto proprio, non era più un maestro, ma il maestro; anzi non più soltanto il maestro, ma la stessa istruzione popolare incarnata. Da vari anni, con questa idea, ogni volta che trovava in un giornale politico o scolastico una frase favorevole alla sua classe, la trascriveva in lettere tonde sopra un foglio di carta, ci faceva un’inquadratura calligrafica, e l’attaccava a una parete della sua camera, che era tutta tappezzata di simili iscrizioni. Vi si leggeva qua e là: — Datemi la scuola e io cambierò la faccia della terra. Leibnitz. — Il maestro è l’Atlante che porta sulle spalle il mondo civile delle future generazioni. — I maestri sono la leva d’Archimede che inalzerà la Società a nuovi destini. — Il maestro elementare è l’ossigeno d’ogni istituzione — ecc. Dei traslati soliti con cui si designano i maestri dai loro giornali: i paria del pensiero, i martiri dell’abbiccì, i servi della gleba del mondo intellettuale, e simili, n’aveva in capo una collezione che sarebbe stata ricchissima, se l’alcool non gli fosse venuto man mano devastando la memoria. E quanto più andava innanzi bevendo, tanto più diventava audace nell’escogitare dei nuovi mezzi di far trionfare la santa causa; l’ultimo dei quali era veramente grandioso e terribile: uno sciopero gigantesco, trentamila maestri risoluti che dovevan radunarsi in una città delle Marche o della Toscana, e andare tutti insieme a Roma, in colonna, come un corpo d’esercito, a esporre “per l’ultima volta„ le loro ragioni. Si rallegrava intanto d’ogni caso di ribellione individuale, di cui avesse notizia, ed era felice quando poteva annunciar nel crocchio della sera: — Avete letto di quei due maestri del comune di Bagnetto che hanno legnato il sindaco in mezzo alla piazza? — Una novità, signori: una maestra che ha