Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/496

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234 A Torino

non lasciava più leggere i cartelloni. E c’era in quel sepolcro di paese, egli non capiva come, una così strabocchevole quantità di bambini, che non si sapeva dove cacciarli; la sua scuola ne rigurgitava; per la strada si sarebbero scopati; eran gozzuti due su cinque; una cosa indecente: un villaggio che faceva bambini come il formaggio fa i bachi. Qui s’era imbattuto in un sindaco di nuova nomina, al quale la vanagloria aveva addirittura offuscato l’intelligenza, al punto che pretendeva che il maestro, quando andava a trovarlo al municipio, si mettesse i guanti! E anche lì aveva avuto, tra gli altri guai, dei gran rompimenti per via dello stipendio: un esattore in relazione d’affari col sindaco, un intrigante birbo, che, per tre mesi di seguito, quando egli s’era presentato per riscoter lo stipendio, gli aveva detto: — Non ho danari — anche quando gli constava in modo positivo che aveva già esatto la prima rata dell’imposta locale, ed altri crediti del comune. Che cosa fare, allora? Non volendo ricorrere alle autorità, perchè, come altre volte gli era accaduto, le risposte sarebbero state mandate al sindaco, che l’avrebbe forse licenziato per vendetta, aveva deciso di metter le mani innanzi, e dato le sue dimissioni. Ma ecco che il prefetto respinge le dimissioni al delegato scolastico circondariale, con l’ordine di far riprendere a lui il posto abbandonato, ricordandogli che, come il municipio non può licenziare il maestro nel corso dell’anno, così il maestro non può licenziare sè stesso. Così egli aveva dovuto continuare a far scuola e l’esattore aveva continuato a non pagare! Finalmente, a furia di ricorsi su ricorsi, era riuscito a farsi sentir dal prefetto, il quale aveva ordinato al sindaco di farlo pagare sull’atto, sotto pena di spedire a Mocchia un commissario a spese del comune. — Avuta quella notizia, — disse il Lérica, — corro tutto allegro dall’esattoria per riscuotere insieme gli arretrati e lo stipendio in corso.... e l’esattore mi dà sul credito totale.... — e qui mise fuori una voce stentorea che fece voltar venti persone in via Garibaldi: — Sedici lire, capisci, sedici porche fetentissime lire! E il resto mi fu pagato successivamente a cinque, a sei, a quattro, persino a due lire per volta!.... Ma, — soggiunse, soffermandosi in mezzo alla strada, e tentennando il capo con un sor-