Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/54

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46 Garasco

prima volta che l’incontrasse, per vedere se il suo atteggiamento avrebbe confermato la verità di quanto aveva inteso. E la incontrò poche mattine dopo in una delle strade principali, con la sua sporta al braccio, piena d’erbaggi. Di lontano, appena si vide visto, egli s’accorse, nonostante la nebbia, che quella preparava tutta la sua persona all’incontro. Di certo l’imbasciata dei piatti era stata fatta. Camminando dalla stessa parte della strada, avrebbero dovuto toccarsi coi gomiti. Essa veniva giù a passi risoluti, col naso ritto, con gli occhi fissi davanti a sè, ma senza guardarlo. Quando fu a cinque passi da lui, svoltò bruscamente a sinistra, ad angolo retto, nella mota, e passò dall’altra parte. Il maestro si soffermò e le disse ridendo: — Accidémpoli! La guerra è dichiarata, dunque! — Quella si voltò, come ferita nel fianco, e rispose con un sorriso forzato, soffocando: — Ah! non burli, signorino! Ne ho fatti saltare dei più barbuti di lei! — e tirò via rapidamente.


LA VISITA DELL’ISPETTORE.


Ed anche questo scontro egli scordò ben presto, come le minacce del Toppo, seguitando a far scuola con ardore crescente. Gli fece cattivo senso, al principio della bella stagione, di vedersi abbandonare da un terzo circa della scolaresca, che andava ai lavori della campagna; ma se ne consolò con la maggior facilità ch’egli trovava a instruire e a invigilare un numero ristretto d’alunni; fra i quali gli eran rimasti i migliori. Senonchè egli andava toccando con mano di giorno in giorno, con vero rammarico, che la sua bontà e la sua buona maniera non recavano i frutti che si credeva in diritto d’ottenere. Rimproverati e ragionati amorevolmente, quando s’aspettavano invece un castigo, pareva che i suoi alunni si vergognassero, è vero, e mostravano un aspetto più soddisfacente di quel viso duro o impaurito che fanno i ragazzi sotto una minaccia o una percossa; ma, passata quella mo-