Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/70

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62 Garasco

giata, rimasticando una di quelle parole o uno di quegli atti che gli avevan fatto sentire l’umiltà del suo stato, e dai quali gli pareva che fossero state ferite insieme tutte le sue ambizioni e le sue speranze, come da una scarica a pallini uno stormo di colombi, pensava a lungo a quella contraddizione e a quell’ingiustizia, e scopriva di giorno in giorno più chiaramente una verità sconsolante. Quei signori non lo disprezzavano per la sua professione, poichè era levata a cielo da tutti; non lo tenevano in così poco conto per l’umiltà della sua famiglia, poichè molti di essi non eran di origine più alta della sua; nè perchè fosse meno istruito, poi che trattavan con grande rispetto anche alcuni della loro classe, ignorantissimi; nè perchè avesse modi meno civili, chè in ciò egli si riconosceva pari a loro. Non poteva dunque esser per altro, che per questo: che egli aveva uno stipendio di settecento lire ed era sopra una via in cui poco di più avrebbe potuto mai guadagnare. Dunque, ne deduceva egli, è l’orgoglio del danaro quello che sfugge loro, quasi loro malgrado; c’è dunque una presunzione di superiorità morale che non deriva da altro che dalla ricchezza, davanti alla quale pare a loro che chi n’è privo debba tenersi spontaneamente quasi in un grado sottoposto, come davanti a una virtù, a un privilegio naturale, che so io? a un diritto del sangue. Che ci fosse anche questa grande divisione di sentimento, oltre che di condizioni materiali, fra i danarosi e gli sprovveduti d’una stessa classe della società, eguali per tutto il resto, egli non l’aveva pensato per l’addietro. Per la prima volta, ora, riconosceva l’esistenza di quest’aristocrazia. E l’osservava ogni giorno nel paese riguardo ai villeggianti, dei quali si contavano le rendite o i lucri professionali con un particolare rispetto, in cui non entrava la stima che ispirasse la loro persona, e si misurava la profondità del saluto alla stregua dei loro averi, non tenendo nemmen conto delle differenze di prodigalità che corressero fra gli uni e gli altri. Era così. Quella sentenza tante volte letta ed intesa, che coi denari non si compera la considerazione, era proprio il rovescio di quello che ei vedeva. E questo lo amareggiava nel più vivo dell’anima. A che pro avrebbe studiato, se, presso a poco, doveva rimaner sempre in quella povera condi-