Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/77

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La festa solenne 69


Il maestro non capiva.

— Don Leri — spiegò l’altro. — Non sa che s’è dato malato per non fare il discorso alla festa?

Al maestro, infatti, ch’era stato a casa sua per pigliar congedo, la serva aveva detto che non stava bene. Ma egli credeva che si fosse dato infermo per non doversi distrarre dal suo lavoro.

— Quale lavoro?

— Il lavoro a cui è attorno da anni, e ci dedica tutte le serate: la religione e la scuola.

Il segretario si lasciò andare con le spalle al muro e si mise le mani sui fianchi, fingendo di scoppiare.

— Ah! — esclamò poi — questo le ha detto! Ebbene, è la più bella facezia che abbia ancor messo fuori in vita sua! — E seguitava a ridere. — Ma lei non sa niente, dunque! È il solo che non sappia niente in tutto il paese. Don Leri ha una monomanìa. È il più furioso divoratore di romanzi che ci sia sulla faccia della terra. Dumas, Sue, Féval, Terrail, Kock, credo che li abbia passati tutti. È abbonato a due gabinetti di lettura, compra romanzi dai banchetti, ogni tanto dà una corsa a Torino per rifornirsi. Ah! lei non sa nulla. Ma allora non sa il più bello. La lettrice è la serva. Avrà visto quella curiosa figura di vecchio cancelliere in gonnella. È una savoiarda. Quando la presero sapeva appena leggere; l’hanno ammaestrata. A furia d’esercizio ha imparato a leggere a senso: ha dei polmoni di ferro; leggerebbe un messale senza rifiatare. E ogni giorno si fa lettura in casa. Lei a tavolino col libro, la padrona sul sofà, e lui in panciolle sulla poltrona, con la nuca sulla spalliera, le mani sulla pancia e il sigaro in bocca, dalle otto alle undici, tutte le sante sere dell’anno, da quindici anni. È una cosa nota urbi et orbi. —


Questa inaspettata rivelazione finì di rasserenare il maestro, e fu anche il pensiero che lo fece saltar giù di buonumore la mattina seguente, quando lo svegliaron dalla strada gli schiocchi di frusta del vetturino. Partì che sonava l’Ave Maria; l’orizzonte, velato di vapori diafani, annunziava una giornata d’oro. Ed anche il suo avvenire, nonostante le delusioni di quel primo anno, gli appariva ancora al pensiero come quell’oriz-