Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/90

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82 Avventure di terra e di mare

nario delle sue passeggiate. Il giovane era silenzioso: quei racconti di viaggi, di dolori e di sacrifizi gli avevano eccitato la fantasia, destato, anche a lui, un certo desiderio di paesi lontani e di cose nuove. E quell’idea che anche nella vita del maestro si potessero dare tante avventure strane, e pericoli, e casi in cui occorreva coraggio e fortezza, nobilitava nel suo concetto la sua professione; la quale gli appariva illuminata da una nuova luce di poesia, come la vita dell’esploratore e del soldato. Si rallegrava d’esser giovane, di sentirsi pieno di speranza e di forza.

Al momento di separarsi, mosso da un vivo affetto, prese tutt’e due le mani alla cugina.

Questa se le lasciò stringere, ma le ritirò subito, guardando intorno, e gli disse: — Bada, ho detto che siamo cugini; ma potrebbero non crederlo.... E poi, c’è qui un capraro che mi fa la corte. Se ingelosisce, son perduta. Siamo dunque d’accordo sul programma didattico! — soggiunse a voce alta, vedendo gente che passava.

— Siamo d’accordo, — rispose sorridendo il maestro.

Ed essa riprese a bassa voce, con l’accento del cuore, ma fermo: — Se volesse il caso che non ci rivedessimo più... salute e coraggio.

Il maestro le ricambiò l’augurio affettuosamente, con un atto della mano, e pigliò la via della valle: essa ritornò verso la sua casetta, ch’era già nell’ombra.