Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/153

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tleta de reissana 143


pedivano il passo. Pareva di essere dentro a una grande aiuola di giardino. I letti e i bauli sotto le tende, erano quasi nascosti in mezzo alle margheritine, ai rosolacci, alle primavere, ai ranuncoli, a ombrellifere d’ogni grandezza e d’ogni colore. Accanto alla tenda dei pittori s’alzavano due aloé enormi con tutti i rami fioriti.

Poco dopo il nostro arrivo, giunse da Laracce, per visitare l’Ambasciatore, l’agente consolare d’Italia, il signor Guagnino, vecchio negoziante genovese, che vive da quarant’anni sulla costa dell’Atlantico, conservando gelosamente puro l’accento della lingua di Balilla; e verso sera venne, non so di dove, un arabo della campagna per consultare il medico dell’ambasciata.

Era un povero vecchio curvo e zoppicante; un soldato della Legazione lo condusse dinanzi alla tenda del signor Miguerez.

Il signor Miguerez, che parla l’arabo, lo interrogò, e conosciuto il suo male, si mise a frugare nella farmacia portatile per cercare non so che medicinale. Non trovandolo, mandò a chiamare Mohamed Ducali, gli fece scrivere in arabo, sopra un foglietto di carta, una ricetta colla quale il malato avrebbe potuto, tornando in mezzo ai suoi, farsi fare quello che gli occorreva. Era un medicinale di cui gli arabi fanno grande uso.