Pagina:De Amicis - Marocco.djvu/464

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454 sul sebù


per esprimere il mio pensiero, quando l'Ussi, che fu in Egitto, arrestandosi improvvisamente, esclamò con un accento di meraviglia: — Ecco il deserto!


Dopo quattr'ore di cammino, arrivammo sulla riva del Sebù, dove venti cavalieri dei Beni-Hassen, comandati da un bel ragazzo di dodici anni, figlio del Governatore Sid-Abd-Allà, ci vennero incontro di carriera, salutandoci colle solite fucilate e le solite grida.

L'accampamento fu piantato in fretta e in furia vicino al fiume, in un terreno nudo, rotto da profonde screpolature, e fatta colazione alla lesta, ci ritirammo tutti sotto le tende.

Fu quella la giornata più calda del viaggio.

M'ingegnerò di dare una lontana idea dei nostri tormenti.

I lettori gentili preparino il cuore a un sentimento di profonda pietà.

M'asciugo il sudore e scrivo.

Alle dieci della mattina, quando i miei tre compagni ed io ci ritirammo sotto la tenda, il termometro segnava quarantadue centigradi all'ombra. Per un'ora circa, la conversazione si mantenne animata. In capo a un ora, cominciando a provare una certa difficoltà a terminare i periodi, ci riducemmo a discorrere a proposizioni semplici. Poi, costandoci fatica