Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/111

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108 ricordi di parigi.


teme tela del Makart, tutta irradiata dal viso bianco di Carlo V, su cui brilla un pensiero va­sto come il suo regno, e un’espressione indimenticabile di grazia giovanile e di maestà serena, che ci fa aggiungere un applauso al clamore del suo trionfo. Ed ecco Don Chisciotte, le manolas, i majos, i ritratti graziosi del Madrazo e la Lu­crezia romana del Plasencia, in cui guizza un lampo degli ardimenti del Goya. Ma c’è una parete dinanzi alla quale il cuore si stringe. Po­vero e caro Fortuny, bel fiore di Siviglia sboc­ciato al sole di Roma! I suoi capolavori son là, caldi, luminosi, pieni di riso e di vita, divorati cogli occhi da una folla commossa, ed egli è sot­terra. E così il povero Zamoïcis non può più ve­nir a godere del trionfo delle sue belle scene di monaci e di pazzi, come nelle sale austriache non può più affacciarsi il Cermak per veder scintillare e inumidirsi mille occhi davanti al suo glorioso Montenegrino ferito. Quanti cari e nobili artisti mancano alla festa! Lo sguardo