Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/112

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uno sguardo all'esposizione. 109


li cerca ancora tra la folla mentre il pensiero corre ai cimiteri lontani, e i loro quadri spandono intorno la tristezza dell’ultimo addio. Delle sale successive non conservo che una remini­scenza vaga di mari in tempesta, di steppe illu­minate dalla luna, di tramonti solenni sopra im­mense solitudini di neve, e paesaggi tristi di Finlandia e d’Ukrania, fra cui m’appariscono con­fusamente i volti minacciosi d’Ivan il Terribile e di Pietro il Grande, e i cadaveri insanguinati dei martiri bulgari. Qui l’arte pare che riposi un poco per rialzarsi più vigorosa e più ardita. E si rialza infatti nel Belgio, ricca, ispirata, impron­tata d’un carattere proprio, nudrita di forti studi e di tradizioni gloriose. A. Stevens e il Villems espongono i loro quadri di costumi, mirabili di grazia e di colorito, e I. Stevens i suoi cani inimi­tabili; il Wauters e il Cluysenaar superano trion­falmente gli alti pericoli del quadro storico e le difficoltà delicate del ritratto; e altri cento artisti gareggiano con una varietà stupenda di paesaggi