Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/174

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vittor hugo. 171


Domandai alla governante con una voce da tenore sgolato se stava là Vittor Hugo. Mi rispose di sì, con un’indifferenza, anche lei, che mi fece gran meraviglia. Domandai se avrebbe potuto ricevermi. Mi rispose che era ancora a letto. Io rimasi là, senza parola, scombussolato. L’idea di aver da fare un’altra volta l’ascensione di quella montagna, mi sgomentava. Ma la governante doveva esser abituata a veder dei giovani presentarsi così, col viso un po’ alterato, alla porta del suo padrone, e a indovinare dal viso il sentimento che li moveva; perchè mi diede un’occhiata tra sorridente e pietosa, come se volesse dire: — Ho capito! Sei uno dei tanti — e soggiunse con un accento benevolo: — Credo però che sia svegliato....posso domandargli quando la potrà ricevere — e senza darmi tempo di rispondere, disparve. A me pareva di sognare o di essere briaco. Mi sfuggiva il sentimento della realtà. Mi domandavo se il Vittor Hugo ch’era nella stanza accanto fosse proprio quel Vittor Hugo che io