Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/62

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uno sguardo all'esposizione. 59


cielo primaverile; un popolo di statue candide, uno sfolgorìo diffuso di cristalli, un luccicchìo di sete e di musaici, un riso di colori e di forme, davanti a cui tutti i visi si rischiarano, tutti i cuori s’allargano, e tutte le bocche dicono: — Italia — prima che gli occhi ne abbiano letto l’annunzio. È un vero colpo di scena, al quale segue immediatamente un altro non meno meraviglioso. Passate la soglia d’una porta: avete fatto un viaggio di mare di due mesi. Siete in un altro emisfero. Vi trovate dinanzi a un ideale artistico nuovo, che urta e scompiglia violen­temente tutte le immagini che vi si sono af­follate nel capo fino a quel punto; in mezzo a visi esotici, a oggetti strani, a combinazioni inaspettate di colori, a prodotti bizzarri d’in­dustrie enigmatiche, che mandano profumi sconosciuti, e destano a poco a poco, oltre la curiosità, un’ammirazione accresciuta di non so che simpatia intima, come di natura. È il Giap­pone, la Francia dell’Asia, che espone i suoi