Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/79

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76 ricordi di parigi.


ricami di fata, vere pitture dell’ago, che fareb­bero domandare su due piedi, come un re delle Mille e una notte, la mano della ricamatrice inco­gnita, a rischio di legarsi a un rosticcio. Poi si capita in un giardino d’Andalusia nei primi giorni di maggio, in mezzo alle penne e ai fiori; e di là fra i vestimenti dei due sessi, da cacciatore e da amazzone, da ballo, da bagno, da nozze, da morte, pei ministri, per le commedianti e pei putti; meraviglie d’eleganza e di gusto, dinanzi a cui si vedono dei sarti di provincia immobili, in atto di profondo scoraggiamento. Qui c’è un’al­cova misteriosa, tutta bianca, azzurrina e rosea, rischiarata da una luce languidissima, in cui vi sloghereste le braccia a abbracciare, tanti e così gentili e così provocanti sono i bustini da ver­ginelle, da matrone, da belle trentenni nervose e da maschiotte cresciute tutt’a un tratto, che vi svelano i più preziosi segreti della bellezza fem­minile d’ogni età e d’ogni complessione. Di là si ritorna fra i ventagli dipinti da artisti celebri