Pagina:De Amicis - Spagna, Barbera, Firenze, 1873.djvu/227

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madrid. 221


all'oratorio reale della chiesa, in modo che dal letto, tenendo schiuse le porte, si può vedere il sacerdote che dice la messa. Filippo II dormiva in quella cella, vi fece la sua ultima malattia e vi morì. Si vedono ancora alcune seggiole usate da lui, due panchettini sui quali appoggiava la gamba tormentata dalla gotta, e uno scrittoio. Le pareti son bianche, il soffitto piano e senza ornamenti, il pavimento di mattoni.

Visto il palazzo reale, si esce dall'edifizio, si attraversa la piazza e si rientra per la porta principale. Un custode vi si attacca ai panni, attraversate un ampio vestibolo, vi trovate nel cortile dei Re. Là vi potete formare una prima idea della immane ossatura dell'edifizio. Il cortile è tutto chiuso da muri; dal lato opposto alla porta è la facciata della chiesa. Sur una spaziosa gradinata s'alzano sei enormi colonne doriche, ognuna delle quali sostiene un grande piedestallo, e ogni piedestallo una statua. Son sei statue colossali, di Battista Monegro, rappresentanti Giosafat, Ezechiello, Davide, Salomone, Giosuè, Manasse. Il cortile è lastricato, sparso di cespi d'erba, umido; i muri paion roccie tagliate a picco; tutto è rigido, massiccio, pesante, e offre non so che fantastico aspetto di edifizio titanico, cavato in una montagna di pietra, e atto a sfidare le scosse della terra e i fulmini del cielo. Là si comincia a capire che cosa sia l'Escuriale.

Si sale la gradinata e si entra nella chiesa.

L'interno della chiesa è tristo e nudo; quattro enormi pilastri di granito bigio sostengono le vòlte