Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/111

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naba, infilava l’altra via quasi deserta della Pace.

Ma di tutto questo che colpa avevano quei poveri figliuoli?

È vero ch’egli avrebbe potuto stringersi nelle spalle, lavarsene le mani e fingere di non conoscere nessuno; ma son cose che si dicono.

C’era di mezzo il nome della famiglia, c’erano di mezzo gli innocenti e non è religione solamente il sentire la messa la festa e il confessarsi a Pasqua.

E, come se questi pensieri gli cadessero addosso insieme all’acqua che veniva dal cielo, Demetrio andava rannicchiandosi sotto l’ombrello, mentre la carrozza, passata la Rotonda dei Cronici, entrava nel terreno molle e fangoso del bastione.

Sì, una grande responsabilità gli cadeva sul capo!

Era proprio necessario ch’egli accettasse questa dolorosa eredità senza qualche beneficio d’inventario? Come poteva colle sue millequattrocento lire all’anno pensare alla vedova e a tre figliuoli? La lettera di Cesarino, che egli andava rotolando in fondo alla tasca del suo paltò, parlava di un grosso debito di mille lire verso il signor Martini.... Grazie! Eppure se c’era un debito sacro era questo, nel quale era compromesso l’onore di tutta la famiglia e la memoria di un povero padre.