Pagina:De Marchi - Demetrio Pianelli, 1915.djvu/373

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 363 —

sene e di dimenticarsene presto, fin che giunge opportuno il momento di vendicarsi con un piccolo trionfo d’ingratitudine.

Oh, la sua povera fede! sì, era questa che moriva in quel profondo abbattimento di tutte le forze, in quella crisi nervosa di malinconia.

Ora che l’idillio della sua vita era finito e che il lume dell’ultima illusione erasi spento come un razzo nelle tenebre, non gli rimaneva che di morire.


*


Morire! — questa brutta parola risonò come un fischio nelle sue orecchie attutite dal male. — Gesù di misericordia! che idea gli passava ora per il capo? anche a lui, anche a lui lo spettro della morte doveva presentarsi come una liberazione? che avesse perduta veramente ogni fede nelle cose di questo e dell’altro mondo? che Dio e la sua mamma lo avessero proprio abbandonato del tutto? Ah Cesarino!

Spalancò gli occhi per bere la luce del giorno e per liberarsi da quel tremendo incubo che lo trascinava a rivedere suo fratello disteso sotto una stuoia fra le ruote d’una carrozza: e gli occhi andarono a posarsi so-