Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/229

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sebbene poi, nel vestirsi per andare a passar la visita, metta tali cure, aiutato dall’intera famiglia, che la casa Valadier sembra trasformata in un "camerino d’attore, dove non si bada a tirare il lucchetto nè ad accostar l’uscio prima di cambiar d’abito: la sola differenza fu che egli non adoperò nessuna polvere o piumino, e per comparire dinanzi ai giudici non si dipinse gli occhi. Aveva già sacrificato la chioma, talchè era tosato e del più bel nero...". La sua ammissione nell’esercito è concordemente festeggiata dai genitori e dalle sorelle, ma quando l’ospite si reca a salutare il nuovo soldato, lo trova singhiozzante sulle ginocchia del padre che tenta invano di confortarlo recitandogli con voce tremante un vecchio ritornello del Béranger, mentre tutti gli altri parenti sono in lagrime e tragicamente atteggiati. Egli ne concepisce un senso di sdegno, credendo che il giovane abbia ora paura e che anche la famiglia sia pentita di avergli accordato il suo consenso; ma la signora Valadier adduce la ragione di quell’angoscia - nobile ragione, sebbene spiegata col gesto e la voce di un personaggio del Corneille: "Lulù sperava d’esser destinato alla fronte, e lo mandano invece ad Albi....".

Quella della partenza è una scena commovente, sebbene "l’avrei giudicata senza dubbio più commovente se non fosse stata una scena....".