Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/231

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dea, concepita fin dalle prime visite, di insidiarla; giudica anzi l’impresa tanto più facile se ella ha già avuto un amante. Ma quando si accinge a farle la sua brava dichiarazione, Emma gli butta le braccia al collo e scoppia in pianto, annunziando: "È morto!". Chi è morto?... "L’amico mio!...".

Era un compagno di studii, un futuro compagno d’arte. La guerra lo prese dei primi. "Non avremmo certamente fatto nulla di male se la guerra non fosse scoppiata. Ma il sabato, appena vidi il manifesto della mobilitazione, corsi da lui. Aveva un alloggetto in via Bergère. Mi aprì: naturalmente non teneva servitori. Da principio m’abbracciò e disse: - Vinceremo!... Gli risposi: - Oh, sì, cerio! E poi soggiunse: - Emma, potrà ben darsi che non tornerò più.... Allora gli risposi: - Fa’ di me ciò che vuoi...." Bisogna leggere nel testo tutta la pagina. A un tratto l’uscio si schiude "e il signor Valadier fece una brusca entrata, seguito dalla signora Valadier che lo tratteneva. Lo tratteneva almeno nella stanza attigua, ma dovette poi liberarlo sul passo dell’uscio, che è stretto; e una volta l’uscio passato, lo riagguantò per la falda della giacchetta. Non essendo armato, il signor Valadier non uccise nessuno e si contentò di fare un gesto di maledizione; poi s’inabissò nella poltrona che Emma gli aveva