Pagina:De Roberto - Al rombo del cannone, Milano, Treves, 1919.djvu/234

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e ridicolo", diventa un altr’uomo per virtù della guerra. Quando l’ospite apprende che lo hanno trasportato dal campo all’ambulanza, che è stato operato, che si tratta di cosa non lieve, corre a trovarlo. " - Dove sei ferito?... - Egli alzò le spalle, poi voltò la faccia contro il muro, e vidi e udii che singhiozzava. Ne fui spaventato. Lo supplicai di non lasciarmi più a lungo in quell’ansia mortale. Egli rivoltò il viso dalla mia parte e disse con tono furibondo: - Non sono ferito, m’hanno operato d’appendicite otto giorni addietro; non mi sono sentito di scriverlo alla mamma.... - Sciocco! - esclamai. Egli scoppiò di nuovo in singulti, ed io non potei frenare una risata. - Via! gli dissi; non è cosa che disonori! Perchè piangi?... - Egli rispose, interrottamente: - Non capisci.... non capisci che ne ho ancora per una quindicina di giorni.... e che poi.... poi vogliono darmi una licenza di due mesi.... Due mesi e quindici giorni!... Allora.... di qui ad allora la guerra sarà finita!... - Ma no, piccino mio, che la guerra non sarà finita di qui a due mesi!... - Mi afferrò allora per il collo e si mise a piangere sulla mia spalla. Ripeteva continuamente: - Mi giuri?... Giuralo!... Giurami che non sarà finita!... - Gli giurai che la guerra non sarebbe finita tra due mesi, lo cullai come un bambino e lo guardai con ammirazione. Non ridevo più...."