Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/87

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


non riderà troppo, è vero, di un desiderio che, se pure non le dice niente, solletica quando non altro la sua vanità; ma l’eccitazione della vanità sua è tutta a costo della dignità mia! E quando mi trovo dinanzi ad una che finge, debbo io darle questa soddisfazione di umiliarmi perchè la sua menzogna trionfi ed ella si prenda secrete beffe di me?...»

Il ragionamento di costui potrebbe parere stravagante se non fosse giustissimo, e forse molti uomini, per non dire quasi tutti, lo fanno; ma poi il timore di riuscire importuni, di umiliarsi, d’esser beffati, cede all’impeto del desiderio. Perchè questi timori impediscano alla passione di nascere, bisogna avere — ed io sarei curioso di vedere se la mia diagnosi è giusta — una costituzione molto sensibile, capace d’esagerare, con l’aiuto d’uno spirito un poco sofistico, i più piccoli moti dell’animo e di opporli ai maggiori; bisogna anche avere una buona dose, come dirò? di timidità. Tuttavia, se gli uomini normali non arrivano, come il mio corrispondente, all’omissione, si mantengono, per le stesse ragioni alle quali egli dà un peso eccessivo, in un prudente riserbo. Prima di mettersi sul serio a desiderare una donna vogliono tastare, per modo di dire, il terreno; e non si arrischiano se non quando comprendono di poter riuscire. C’è qui, senza dubbio, un calcolo, operazione che ella giudica prosaica e indegna d’un vero amante, e che sarà anche come ella dice; ma della quale chi la compie si trova sempre molto bene. Mettersi a spasimare dietro alla prima venuta, senza sapere se costei potrà e vorrà rispondere all’amor nostro, è molto imprudente. C’è anche un altro sentimento che impedisce queste brusche accensioni, un sentimento del quale le confesso che non avevo notizia prima che l’anonimo mio corrispondente mi scrivesse la lettera della quale le ho riferita una parte. Mi dice dunque costui che molte volte egli ha rinunziato all’amore per educazione.

«Quando noi abbiamo fame la buona creanza ci impedisce di buttarci sul cibo, c’insegna a contenere, a moderare il nostro bisogno, ci vieta di darne spettacolo.