Pagina:De Roberto - Gli amori.djvu/88

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Se siamo soli ci sfamiamo senza tanti riguardi; ma in società, dinanzi alle persone che non sanno il nostro tormento, dobbiamo frenarci. Dinanzi alle donne che non capiscono o giudicano esagerata la nostra fame d’amore, un istinto che ho chiamato di educazione e che non merita veramente altro nome, frena in me l’altro istinto. L’impresa è tanto più facile, quanto che la fame d’amore non è così ardente come quella del cibo... Io temo di non avere forse bene spiegato la particolare natura di questo mio scrupolo. Vi darò un altro esempio. Supponiamo che voi siate, come me, goloso di confetti, e che entriate nel salotto di una signora la quale ne ha dinanzi a sè piena una scatola. Che cosa fate? Allungate la mano per prenderne? Mai. Ne chiedete? Sì, talvolta, se siete in dimestichezza con la dama. Se la conoscete da poco, se non avete la sua confidenza, che fate? Aspettate che ella stessa ve n’offra. Così vuole il galateo. L’abitudine di rispettare queste convenienze m’impedisce molte volte di chiedere l’amore e mi consiglia d’aspettare, non che mi sia precisamente offerto — cosa difficile, anzi impossibile e quasi assurda data la costituzione femminile — ma che almeno mi sia consentito di chiederlo...»

Una delle accuse, cara contessa, che ho spesso sentito muovere da lei alla società moderna è motivata da quell’affettazione di sgarbatezza con la quale gli uomini d’oggi trattano le donne. Ella è in buona compagnia. Non solamente tutte le donne, ma anche molti uomini rimpiangono i bei tempi dell’antica galanteria, la cavalleresca reverenza che faceva piegare i ginocchi ai giovani, ai vecchi, ai grandi della terra dinanzi alla più umile gonnella. La donna era una cosa regale e sacra, l’oggetto di una specie d’iperdulia. Trattarla da pari a pari, o peggio dall’alto in basso, pareva una mostruosità. Tutti i giorni, per le strade, sui marciapiedi, noi vediamo i giovanotti, con le mani in tasca, il sigaro in bocca, soffiare il fumo sotto il naso delle passanti, non cedere loro il passo, non cavarsi il cappello; noi vediamo tutte le sere, al ballo, i cavalieri