Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/147

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iv. il «cinque maggio» 141

storia di Dio fosse regolato da Dio come intelligenza o ragione accessibile all’uomo, poca differenza sarebbe tra questo concetto e il concetto moderno della storia, poiché Dio, comunque in diversa maniera ognuno se lo figuri, è il complesso delle leggi eterne secondo cui cammina il mondo. Però nel senso cristiano Dio è volontà ragionevole, ma ragione imperscrutabile all’uomo, il quale non ha il diritto di domandare: — Perché? — . Quando vuole spiegarsi i mali della vita, non può domandarne la ragione all’Onnipotente; gli si risponde:— I suoi fini sono imperscrutabili! — . Fondamento di questo mondo è dunque l’arbitrio divino, all’uomo rimane la rassegnazione, il «chinar la fronte», come vedremo oggi.

Ora tutti questi concetti, una volta che il poeta li ha fatti suoi, ed ha pensato prima di manifestarli indirettamente negl’Inni, poi ha cercato concretizzarli drammaticamente in Adelchi ed Ermengarda, non sono oziosi, diventano la forma del suo concepire e del suo sentire. Oramai checché tratti Manzoni, questi concetti vi devono entrare, egli deve concepire così, pensare cosí.

Questo modo di concepire e di sentire di un uomo mette tra la realtà e lui una specie d’involucro, a guisa del velo di Iside. Con questa differenza, che il velo non è intorno ad Iside, ma entro di noi, nel nostro cervello. Quei preconcetti costituiscono qualcosa d’intermedio che non ci fa attingere la realtà direttamente, ma sempre con quel concetto in mezzo tra essa e noi.

Capite ora come Manzoni ha potuto concepire il Cinque Maggio. Non sono più qui avvenimenti cercati nelle cronache, nel Medio Evo, ma avvenimenti contemporanei, che fecero la più grande impressione in tutt’i popoli civili. Egli prende la penna sotto la ripercussione della impressione contemporanea. Ebbene, quando Manzoni concepisce Napoleone, tra lui e la realtà si presenta l’involucro, cioè quel concetto che or ora vi ho spiegato: il mondo provvidenziale, storia di Dio; l’uomo strumento della Provvidenza; e ciò non può non esercitare influenza sul suo spirito. In questo che ho chiamato involucro o cornice, Manzoni inquadra il Cinque Maggio.