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viii. storia e ideale nell’«adelchi» 215

sorisori. Quest’affermazione della continuità della nazionalità italiana fin dal secolo ottavo, era una protesta in poesia, l’affermazione dell’indipendenza e della personalità del popolo italiano.

Non dirò altro dell’Adelchi, del quale già ho parlato altra volta, né dell’ideale cristiano, maschile e femminile, rappresentato in Adelchi e in Ermengarda. Continuo ad esaminare il movimento dell’ideale e della poesia nel Manzoni.

L’Adelchi fu l’ultima sua opera in poesia; dopo non si occupa più né di lirica né di tragedia: non più versi, troviamo Manzoni in un altro indirizzo, nel romanzo.

Egli continua a fare lunghi studi, si ferma sul secolo XVII, concepisce vagamente un fatto e produce il celebre romanzo dei Promessi Sposi, pubblicato nel 1826, quando l’arte italiana già ruggiva, e s’era rimessa sul suo cammino nazionale. Guerrazzi scriveva l’Assedio di Firenze, Niccolini concepiva l’Arnaldo da Brescia.

Ma guardate il progresso di questo spirito. Ogni volta che prende a fare una nuova opera, si raccoglie in sé, tiene conto delle difficoltà, cerca risolverle, vuol migliorare.

Il Conte di Carmagnola e l’Adelchi non erano riusciti: Manzoni non s’ostina più nel dramma. Prende altra via, ma càpita ancora nella storia: ha una sua poetica e vi ricasca. — Voglio fare un romanzo, dice a se stesso, ma questo deve avere per base l’avvenuto — .

Allora erano in gran voga i romanzi di Walter Scott; è evidente che il romanzo storico di Manzoni è stato ispirato dalla lettura di quelli dello Scott. Non voleva battere sullo scoglio nel quale era inciampato scrivendo le tragedie storiche, ma avendo quella sua poetica, crede che il difetto di esse stia nel meccanismo, e perciò capovolge il meccanismo della composizione poetica.

Nel Carmagnola e nell’Adelchi l’essenza della composizione è storica, l’ideale è come un accessorio, rimane negativo, senza penetrare in quel materiale. Ma quando Manzoni scrive il romanzo, invece di porne la base in un fatto storico, persuaso com’è che questa base impedisce lo sviluppo dell’ideale, anzi