Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/380

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374 nota

Foscolo, si pone di rincontro il decimonono, che n’è l’antitesi. Il secolo precedente era la negazione del cielo; e non solo la negazione, ma l’odio, ch’è però qualcosa dippiù, che non già la mera indifferenza, che regnava prima: il secolo decimonono comincia con la fede nel Cielo, con gl’Inni sacri.

Che cosa era avvenuto? Alla rivoluzione sociale ed artistica del secolo precedente era succeduta la rivincita. Il secolo decimonono da vincitore si mette sotto i piedi il secolo vinto: alla Dea Ragione contrappone la Santa Fede; alla Rivoluzione la Santa Alleanza; nell’arte similmente alla forma classica, presa in accatto, a vestire il contenuto democratico, si cercò di sostituire una forma nuova, e nacque il Romanticismo.

Senonché, questa forma nuova nacque con altri auspicii in Germania, che in Italia, ed in Francia. Le ragioni stanno nell’indole diversa degli anzidetti popoli.

In Germania il Romanticismo era nato non da una riscossa, ma dalle tradizioni stesse di quella nazione, senza bisogno di distruggere nulla Al contrario anzi la corte di Federico di Prussia teneva per la letteratura francese, e contro a questa appunto, ch’era letteratura aulica, si rivolse la letteratura nazionale con Klopstock, Schiller, e Goethe. La Germania, per trovare questo nuovo Ideale, non dovette negare il passato, anzi lo cercò in esso: lo cercò nelle sue imprese guerriere, nella sua Riforma religiosa; nelle sue lotte col Papato. Inoltre la razza germanica aveva disposizioni di spirito affatto diverse dalle razze latine, ed il Romanticismo si sviluppò quivi con le tre qualità che lo costituiscono, con l’intimità, la malinconia, e l’umore; senza sforzo, e senza imitazione.

Lo sviluppo di questi tre caratteri ci dà la chiave del Romanticismo germanico. L’intimità consiste nel restringersi nella breve cerchia della sua vita domestica, nella propria casa, nell’orto attiguo, lontani dal mondo, rinchiusi in se stessi. Questa disposizione non l’abbiamo certo noi meridionali, che sentiamo il bisogno di espanderci nella vita esteriore della società; onde a noi il Romanticismo venne trasformato, e doveva venire così.

Dal breve mondo, che Goethe con ragione chiamava Regno delle ombre, non si perde d’occhio però la natura, e la società: si contempla ancora, ma non qual’è in sé, sí veramente riflessa attraverso delle nostre subbiettive disposizioni. Questa natura e questa società si assottigliano, si fanno impalpabili, vaporose, e noi vi ci tuffiamo dentro, godiamo di abitarvi, e le preferiamo alla vita ed alla società reale. Questo secondo stato è propriamente la malinconia germanica, o romantica, assai disforme da quella tristezza proveniente da cagioni reali, alla quale d’ordinario sogliamo applicare lo stesso nome. Quando infine ci accorgiamo, che quelle forme eteree si sfioccano, e si dissolvono,- e che con loro va via quel soave incanto, in cui eravamo immersi, allora succede l’umore,