Pagina:De Sanctis, Francesco – Alessandro Manzoni, 1962 – BEIC 1798377.djvu/381

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nota 375

che i francesi convertono nello spirito, ma che n’è assai differente. L’Heine è il più stupendo modello di questo ultimo momento del Romanticismo germanico.

Ora coteste tre disposizioni i popoli latini non l’hanno, e quando la Staël fece conoscere nella rimanente Europa la letteratura tedesca col suo libro su l’Alemagna, gli animi predisposti già contro la forma classica, che mal rivestiva il nuovo ideale, si volsero a quella forma, e si studiarono di appropriarsela.

In Italia c’era un giovane a venti anni, educato a Milano nella scuola classica, ben veduto dal Vincenzo Monti, e che aveva scritto dei saggi poetici con quella forma, ed era Alessandro Manzoni. Questi si mise in carteggio col Goethe, strinse amicizia col Cousin, e col Fauriel, e si mise in grado con lo studio delle letterature moderne,- di ringiovanire la letteratura propria. Questo giovane si staccò ben presto dalla letteratura allora in voga, quella che fioriva nella corte del principe Eugenio, e cominciato classico e volteriano, adottò la nuova forma e cantò gli Inni sacri.

Senza parlare per ora della forma romantica di Vittor Hugo in Francia, e del Leopardi in Italia, il professore si ferma alquanto nell’esame della prima forma manzoniana, di quella degl’Inni. Non più la forma plastica, modellata su quella del Monti, che si trova nei versi a Carlo Imbonati, e nella Uranio; ma un’ispirazione più intima si trova negl’Inni. Il cielo vi riappare, il cielo tanto detestato dalla letteratura del secolo precedente; ma non il cielo, qual era prima, quello che faceva causa comune con gli aristocratici, ma un cielo democratico. Il Dio di Manzoni non si trova nelle vegliate porte dei potenti, ma nelle umili case dei pastori; non si occupa dei re, dei grandi della terra, ma degli afflitti, degli orfani, delle vedove; e nel suo dolore non dimentica nessuno dei figli di Eva.

Il lato sovrannaturale del suo Dio non infiamma il poeta: l’adempimento puntuale delle profezie è appena accennato; la caduta dell’uomo e l’opera misteriosa della redenzione sono chiarite con un paragone: paragone che tutti ricordano, mentre forse pochi sapranno a mente la sostanza del paragone. Ora spiegare il sovrannaturale è negarlo. Il corteggio degli angeli è fatto sensibile con le onde sonore, e l’eco della musica, che rimane pur quando essi tornano al firmamento.

Questa è la parte mortale degl’Inni sacri; ma chi dimenticherà le sventure dipinte nell’inno alla Vergine, e che questa è destinata a consolare? A chi non pare di vedere la vedovella, il viandante, il navigante, il fanciulletto ricorrere a lei, raccomandarsegli, e lei accogliere tutti sotto il suo patrocinio? Questa tendenza ad un ideale democratico è la parte immortale degli Inni manzoniani. Più tardi questo artista, messo in contatto con la vita reale, con Bonaparte morto a Sant’Elena, e con la ricca varietà dei casi di Renzo e di Lucia,- vi darà il Cinque Maggio ed i Promessi Sposi.