Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/149

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

xv. 1821-22 - il «bruto» e la «saffo» 143

più inetto ad ogni espansione, più concentrato nel suo pensiero. Caccia da sé ogni velleità di azione, ogni aspirazione umana e individuale, ogni speranza di redenzione prossima o lontana; si seppellisce nella sua disperazione.

Espressione di questa crisi è la disperazione e il suicidio, è il Bruto e la Saffo. Ivi finisce quell’alterna vicenda di speranze e di disperazioni, il suo pensiero si fissa. «Leggete il Bruto, scriveva ad un amico; lì è il mio pensiero.» E dunque leggiamo il Bruto.

Non è già solo un prestanome, lo stesso Leopardi sotto altro nome. Certo, qui sono tutte le opinioni, alle quali la infelicità aveva condotto Leopardi; ma sono pure le opinioni probabili di Bruto, quando poco prima di morire esclamava: — O virtù, tu non sei cosa, ma parola! — Questo suo Bruto è un personaggio storico, fatto poeta e filosofo dalla calamità ispiratrice, come dice l’autore:

Il concetto di Bruto fu come un’ispirazione della calamità, la quale alcune volte ha forza di rivelare all’animo nostro quasi un’altra terra, e persuaderlo vivamente di cose tali, che bisogna poi lungo tempo a fare che la ragione le trovi da sé medesima... L’effetto della calamità si rassomiglia al furore de’ poeti lirici, che d’un’occhiata scuoprono tanto paese, quanto non ne sanno scoprire i filosofi nel tratto di molti secoli.

Bruto era un filosofo stoico e poneva il supremo bene nella virtù, ma la vittoria dei ribaldi a Filippi e la sua sconfitta e, con la sua, la rovina di Roma, gli inspirano un altro aspetto del mondo, dove la virtù è vanità, e tutto è vanità. E questo nuovo aspetto esce fuori accompagnato con tutti i sentimenti che lo fecero nascere.

Ad apprendere questo Bruto poetico nel suo furore lirico aiutò Leopardi e il suo culto per Bruto e per Roma, e il dolor proprio e il proprio furore, esaltato ancora più dalla caduta di ogni speranza patriottica e dalla reazione invadente. Indi l’alta intonazione di questo canto, proporzionata alla maestà di Roma ed alla grandezza della caduta. Il principio è di una solennità