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XXIII

LA PERSONALITÀ DI LEOPARDI

Siamo a un punto del nostro racconto, che possiamo oramai volgere lo sguardo indietro su tutta la via percorsa. Leopardi non è giunto che assai tardi a conquistare la sua personalità. Ricevea vivissime le impressioni che gli venivano dalla casa patema e dall’ambiente paesano, e dai suoi libri e da’ suoi malanni e dagli amici. Queste diverse influenze sono visibili nel suo pensiero. E come è naturale, dapprima ricevea più che non dava. Pure, anche nell’età più giovane si vede una libertà di giudizio, un acume di riflessione ed una indipendenza di carattere, che ti fanno intravvedere una individualità distinta e precoce.

Prima fu tutto suo padre, vale a dire un miscuglio di secolo decimottavo e di secolo decimonono reazionario. Aveva nel cervello molta parte della biblioteca, ma tutte quelle sue conoscenze erano erudizione, non erano ancora pensiero. Fin d’allora aveva uso, come fanno gl’ingegni eletti, di osservare e notare tutto quello che gli faceva impressione, sia in sé stesso, sia nelle cose di fuori: osservazioni e note, che poi raccolte furono pubblicate sotto il nome di Pensieri. Nei suoi manoscritti, depositati nella Biblioteca Nazionale di Firenze, trovi questo pensiero:

Tutto è o può essere contento di sé stesso, eccetto l’uomo, il che mostra che la sua esistenza non si limita a questo mondo, come quella delle altre cose.

13 — De Sanctis, Leopardi.