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        Quando scrisse questa osservazione credeva ancora alla immortalità dell’anima. E in quei manoscritti troviamo notate alcune canzonette popolari di Recanati, tra le quali questi due bei versi:

Io benedico chi t’ha fatto l’occhi.
Che te l’ha fatti tanto ’nnamorati. . . . .

E insieme trovi alcuni fattarelli, che gli avevano fatto impressione, come di quel villano recanatese, che, venduto a un macellaio il suo bue, e vedutolo stramazzare, si pose a piangere dirottamente.

Quest’abitudine a mettere in iscritto le sue osservazioni mostra già un cervello attivo, che reagisce sulle sue impressioni. E anche nei suoi Progetti d’inni e nel suo Saggio sugli errori popolari degli antichi si veggono i segni di questa reazione, rivelatrice di animo non servile.

La conoscenza del Giordani dové molto conferire ad aprirgli la mente. Anzi Monaldo, suo padre, credé addirittura che fosse stato colui il demone tentatore. — E non pensava, nota il figlio, che se mi voleva altro da quello che sono, doveva farmi in altro modo. — Il giovane, a diciotto anni, fu quello ch’era in gran parte la nuova generazione, un patriota e un libero pensatore. E venne a questo più per imitazione e per moda che per crisi intellettuale e morale. Niuna orma rimane di questo passaggio: tanto parve a lui medesimo cosa naturale. E in verità, se noi riandiamo i primi anni nostri, ci vediamo lo stesso fenomeno. Ci trovammo patrioti e liberi pensatori senz’accorgercene. Di quest’età un’orma brillante sono le due canzoni patriottiche.

Animo concentrato e meditativo, aguzzato dalla solitudine e dal dolore, inetto all’azione, ammalato di noia, venne presto per lui il momento critico dell’esistenza. E già negl’Idillii si vede tutta una serie di sentimenti e d’impressioni, fissata e compendiata sotto forma di sentenze nella canzone al Mai. In quel tempo cominciavano í suoi studi filosofici; aveva studiato