Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/305

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«la vita solitaria» 299

poesia del suicidio. Quando viene alle sue ricordanze, rimane in una fredda generalità; esse non han quasi la forza di uscir piene e separate da ciò, che è generale e comune.

                Al garzoncello il core
Di vergine speranza e di desio
Balza nel petto; e già si accinge all’opra
Di questa vita come a danza o gioco
11 misero mortai,

è una ricordanza generale, non sua: se volete qualcosa di particolare e di perfetto, aspettate le Ricordanze.

La parte men bella è quella della luna, che egli dipinge col capo pieno di reminiscenze classiche: tutto quello che dice delle lepri, del drudo, ecc., ricorda Parini ed Orazio. E quando si riconcilia con la luna e dice che gli piace un bel raggio di luna, esce in una generalità:

A me sempre benigno il tuo cospetto
Sará per queste piagge, ove non altro
Che lieti colli e spaziosi campi
M’apri alla vista.

Ci è la descrizione, non il sentimento vero della luna. Per meglio intendere questa distinzione, ricordate che cosa è una forma poetica, poiché qui è il difetto. Forma poetica è rappresentare un oggetto non nella generalità sua, ma in un momento dell’esistenza, in atto, nel momento che opera da sé, o sulla persona, che lo guarda. Perché è così bello il principio della poesia Alla luna:

O graziosa luna, io mi rammento...

È la luna còlta in un dato momento, quando ritorna dopo un anno, quando egli pure si trova nello stesso stato; è un’azione colta in un atto. La luna, che veleggia tra le nubi e domina il campo etereo, è una generalità della luna, non la luna colta in un momento della sua esistenza, sì che non vi dà la profonda