Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/41

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v. 1816 - risveglio letterario 35

merus autore di un compendio di geografia, e tutto con titolo, pagina e verso. Accanto a questa boria di dotto è l’incerta coscienza del letterato.

M’inginocchio a tutti i letterati d’Italia per supplicarli a comunicarmi il loro parere sopra questo saggio, pubblicamente o privatamente, come piacerà loro.

I milanesi accolsero quel «m’inginocchio» come Parigi farebbe a un provinciale, con un tono tra il compatimento e lo scherno. E quando intopparono in quel «quai detti uscirti dalla chiostra de’ denti?», scoppiarono le risa e il saggio fu sepolto.

Il giovane, che non aveva potuto stampare nessun manoscritto, ma che d’ogni manoscritto avea avuto lode, fu trafitto. E fece serie riflessioni sull’indirizzo dei suoi studi.

L’influsso di Milano fu salutare. Fino a quel tempo sua patria era stata la biblioteca, casa dei morti. Ora gli giunge un soffio della vita contemporanea. Il «vir eruditissimus» si rifà scolare, e studia i classici non solo per intenderli, ma per assaporarli; e chi trascriveva e illustrava testi, comentatore e traduttore, ora passeggia, declamando a gran voce, mutando tuono ed accento e appassionandosi, fino alle lacrime. Mezzo francese nella prosa, si mette allo studio de’ classici, e s’incorpora trecento e cinquecento, i due grandi secoli del classicismo italiano. Si vien formando in lui un nuovo uomo, il letterato alla classica, a modo di Monti e Giordani. Non è già che questo nuovo uomo sia in contradizione coll’antico. Non è una ribellione, è un complemento. Si riempiono le lacune della sua educazione.

Di questo rivolgimento negli studi e nelle opinioni dà subito segno il saggio sulla fama di Orazio presso gli antichi, un discorso che seguí nello Spettatore all’infelice saggio sull’Odissea.

Il prosatore mezzo infranciosato, qui abbattutosi in un vocabolo francese, ne chiede scusa. «Dirò alla francese per nol saper dire altramente». E gitta un frizzo agli «spiriti forti» in letteratura, ed in quelle lotte letterarie piglia posto accanto a Giordani e a Monti. Si affaticò tanto attorno a Porfirio, a Plotino, ad