Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/62

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56 giacomo leopardi

un fiore che si schiude al sole, e cominciano le rivelazioni, le confessioni, le confidenze, e si finisce con un «vero e affettuosissimo servo». Ci si vede ancora un po’ d’impaccio e di timidezza, come innanzi a una statua colossale a cui non osi avvicinarti, un desiderio di ben parare, uno studio di forme e di concetti, un situarsi nel modo più favorevole. Ma nella terza lettera l’intestazione d’uso sparisce, o, per dir meglio, è incorporata nella lettera, ed hai un «carissimo e desideratissimo signor Giordani mio», e all’ultimo un «desiderantissimo servo». Qui l’anima trabocca, e, uscita dalla solitudine, incontratasi anima con anima, si versa tutta, con tanta esaltazione, con tanta effusione, che voleva essere una lettera, ed è un volume.

L’altra lettera è tutta di polemica, e il giovine alza la fronte, e si mette a braccetto, e osa dire al «maestro» la sua opinione, non senza qualche dubbio: dovesse aversela a male? Il «maestro», un po’ pedante, ma un gran brav’omo, dopo quella terza lettera ch’egli chiama «facondissima», e dopo questa polemica ch’egli qualifica un «filosofare con sottigliezza e delicatezza e sodezza», viene lui in ammirazione, e gli si forma nella mente la prima immagine di quel colosso di Giacomo Leopardi, come egli lo chiamò poi.

La corrispondenza diviene sempre più affettuosa, e prende ad imprestito dal vocabolario degli amanti le frasi più tenere. Non c’è più il signore e non c’è più il servo. Hai l’«amantissimo suo Giacomo Leopardi», e poi cessa il «suo» e comincia il «voi», e Leopardi svanisce anch’esso e resta un «addio», un «vostro Giacomo», come si fa tra intimi, dopo lunga dimestichezza.

Il tenero giovane cerca epiteti nuovi a significare l’affetto, e, quando non può, li moltiplica: «Dilettissimo Giordani», «Dolcissimo, caro, carissimo Giordani teneramente v’amo», e poi Giordani resta lì ed hai «Mio carissimo» e «Addio carissimo e dilettissimo mio».

In questa intimità vengono fuori motti, scherzi, osservazioni, consigli, dispute, espansioni, confessioni; la selce percossa manda scintille.