Pagina:De Sanctis, Francesco – Giacomo Leopardi, 1961 – BEIC 1800379.djvu/63

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viii. 1817 - corrispondenza con giordani 57
Qual’era allora la vita intellettuale e morale di Giacomo, s’è visto. Chiuso in sé e solo, malaticcio, malinconico, spregiato e incompreso, estraneo alla società e ad ogni uso di mondo, con tanti ideali e con tante illusioni in capo, con tanta sete di gloria: vita poetica se mai ci fu, appunto per quella dissonanza. Pure, di questa vita non penetra nulla finora nei suoi scritti eruditi e letterarii; gli pesa come una cappa di piombo, ma è un peso divenutogli abituale, su cui per difetto di attrito non si riflette ancora il suo spirito. Studia, comenta, traduce in verso; il suo spirito è fuori della sua vita, è in Mosco, nell’Odissea, nell’Eneide; ma invano, salvo qualche lampo qua e là, cerchiamo in queste versioni una vita poetica, e possiamo fin da ora presumere che a lui manchi la forza di trasferirsi in una vita a lui estranea e rappresentarla idealmente. Al contrario, il suo incontro con Giordani fu un vero avvenimento, tirando il giovane dalla monotonia e dalla noia della sua solitudine spirituale, e mettendolo in comunione con un uomo collocato sì alto nella sua immaginazione. E quando prende con lui dimestichezza e gli può scrivere con tutta confidenza, effonde in seno all’amico le sue angosce, e la sua vita intima gli appare tutta innanzi riflessa nella sua immaginazione e colorata dalle sue impressioni; egli è per la prima volta il poeta di sé stesso.

        Notabile è soprattutto la terza lettera, ch’egli chiama un volume, e ch’io chiamerò la sua prima poesia, la prima rivelazione della sua vita intima in quella dissonanza ch’è tra quel suo ambiente domestico e paesano, e il mondo ingrandito dalla sua immaginazione e dalle sue illusioni.

Per la prima volta il giovane gitta giù tutto il suo bagaglio di frasi e di modi convenzionali; non fa un lavoro di fantasia, soffre troppo perché pensi a forme letterarie; ciò che scrive esce da una emozione sempre sincera; e se c’è qua e là qualche cosa di soverchio, non è rettorica, è caldezza e abbondanza giovanile. E se vai innanzi in questa corrispondenza, farai questa osservazione, che lo stile si anima e si colora quando il giovane parla di sé, e tutto l’altro rimane nell’ombra, come cosa che non mette in movimento il suo pensiero. Soprattutto non trovi mai nulla