Pagina:De Sanctis, Francesco – La poesia cavalleresca e scritti vari, 1954 – BEIC 1801106.djvu/16

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

ii. i romanzi cavallereschi ii

del lodevole. La maggior colpa del Bembo fu il non avere una giusta estimazion di sé stesso; la natura non l’aveva fatto poeta e volle scriver poesie, la natura non l’aveva fatto romanziere e volle scrivere romanzi. Andò al di là di quello che poteva. Ma merita la nostra venerazione, la nostra riconoscenza per aver spesa tutta la vita alla ristorazione de’ buoni studi. Uomo potente, ricco, fu il protettore di tutti i giovani e poveri letterati, fu il promotore di tutte le edizioni classiche.

Bembo ebbe una lunga serie di continuatori fra’ quali sono da annoverare il Varchi, lo Speroni, il Trissino. E come il regno de’ pedanti è lungo e quello del genio breve, la pedanteria del Bembo s’è andata continuando fino a’ principi del secolo, ed anche fino a’ nostri giorni. Anche adesso in Italia sonvi molti che giurano nelle opinioni del Bembo. Nondimeno, vedete come si giudica per lo più, generalmente tutti i critici moderni che parlano del secolo XVI lo chiamano pedante, gli rinfacciano d’esser noioso, ed i suoi periodi interminabili e le sue frasi contorte. Alfieri, che aveva un ingegno umoristico e sacrificava talora una verità per fare un epigramma, volendo determinare il carattere de’ vari secoli della letteratura italiana, dice che il Cinquecento chiacchierava. Ma non debbe giudicarsi un secolo da scrittori mediocri imitatori e continuatori, ma bensì da’ grandi che si aprono nuove vie.

La seconda classe de’ scrittori del secolo decimosesto erano traduttori e raffazzonatori di romanzi forestieri: uomini che non conoscevano né il greco né il latino, che non avevano letto né DantePetrarca; che volevano far danari e trovavano ogni mezzo buono per raggiungere questo nobilissimo scopo del guadagno. I romanzi cavallereschi erano allora in voga, essi li traducevano e raffazzonavano. Se volete un esempio vivo, non avete che a guardare a tutta la pestilente frotta de’ traduttori moderni di romanzi francesi inglesi e tedeschi, che senza intelligenza di nessuna delle due lingue, frantendono, mutilano, dando cattiva idea de’ forestieri agl’italiani e degl’italiani a’ forestieri.