Pagina:De gli horologi solari-1638.pdf/18

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8 PROEMIO.

[Polyd. Virgil. de inven. li.2.c.5.]haver trovato l’Emicillo scavato, Aristarco la Scaffa, Eudosse l’Aragna, Apollonio Scopa Siracusano, Teodosio Patroclo, Dionisidoro, e altri, per lo Plinto, Cono, Faretra, Pelicino, Gonarche, Engonato, Antiboreo, e cose simili. Delle Clepsidre tutti gli Scrittori concordano, che ne fosse autore Etesibio Alessandrino, l’uso delle quali mostrò prima di [595]tutti in Roma l’anno cinquecento novantacinque della sua edificatione P. Cornelio Nassica, acciò i [Plin. lib.7 c.10. Censorino cap.x.]giorni nuvolosi, e le notti non restassero più lungamente privi di un tanto comodo: ma di quelli con l'arena, che posta in due ampolle di vetro, per uno angusto foro d’una cade nell’altra, non se ne sà l’autore. E [Polid. Virgil. de invent. lib.2 cap.5.]che meraviglia se meno s’è tenuto conto di colui, che con sì mirabile artificio inventò gl’horologi con le ruote dentate: dove quel cerchietto (che chiamano il tempo) di minuto in minuto raggirandosi, con imprecettibile modo, guida l’indice ad additarne l’hore, e sue parti: e per rimediare all’impedimento dellanotte della notte della notte , e supplire alla lontananza della vista ce le palesa in proportionata distanza


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