Pagina:Del danno che avverrebbe allo Stato Pontificio.djvu/4

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in sollecita e diretta comunicazione Ancona e Civitavecchia; e tantosto nella tenuità del mio ingegno mi persuasi che ove la Toscana, sbucando nello Stato Pontificio, avesse potuto metter capo nell’Adriatico, o sarebbesi per noi totalmente perduto quel benefizio o decurtato d’assai. E dettata, per comando di questa Camera di commercio, il meglio ch’io mi sapessi, una rispettosa istanza alla Santità di Nostro Signore (che a voi piacque ricordare) in cui m’ingegnai dimostrare i danni che allo Stato Pontificio verrebbero dalla suddetta comunicazione colla Toscana, attesi che altri avesse dottamente trattata e sviluppata la questione. Quindi non è a dirsi come io, percorrendo il vostro cosciensoso e diligente lavoro, e trovandovi massime e principii uniformi ai miei, mi augurassi di vedere dalla vostra dotta penna troncata sin dalle radici la disputa in modo da torre altrui la speranza di rinverdirla. E mi godeva l’animo in leggere come, discorrendo i favori che ripromette la presenza dei due mari, proclamate con belle ragioni la utilità della linea ferrata dall’Adriatico al Mediterraneo sia da Ancona a Roma e Civitavecchia, sia dall’un porto direttamente all’altro; e come, riproducendo lo scritto del nostro Cialdi in cui, con ragioni tolte dall’arte sua (nella quale è valente maestro) dimostra essere questo porto per ogni modo preferibile a quel di Livorno, lo rivendicaste alla non curanza al disprezzo cui il sig. Petitti avealo condannato. Ebbi però alla fine a meravigliare a dolermi in veggendo che voi, contento di avere combattuta la idea che la comunicazione fra i due mari s’avesse ad operare nella linea di Ancona a Livorno, quasichè